lunedì, ottobre 17, 2011

Let's go bite America New York 23

un racconto seriale di Davide Leone

Certo non me lo aspettavo... 20 giorni in America e ormai capisco l'inglese alla perfezione, ieri sera sono andato al cinema a vedere Wall-e il film di animazione della Pixar ed ho capito tutto, ma proprio tutto. Mentre mi perdo in questi pensieri all'uscita dal cinema il mio mentore che mi fa tornare alla realtà: "Ehm guarda Davide che ci sono circa due dialoghi in 2 ore di Film!"

Troppo spesso la sincerità e la sagacia sono considerate delle virtù. Non sempre è vero!
Di giorno ho visto un vero e proprio topos per un architetto, una di quelle cose che ti fanno studiare ma che forse non capisci ed apprezzi appieno fin quando non la vedi: il Guggenheim di New York.

Innanzitutto quando ti avvicini a questo buffo edificio che sta su un margine del Central Park dal lato della Fifth Avenue ti sbalordisce perché è più piccolo di quanto te lo aspetti. sembra uno strano sbuffo di panna su un parallelepipedo, è antimonumentale. Però il Guggenheim è una chiara rappresentazione del genio umano, o almeno del genio di Wright. Non conta quello che c'è dentro, si è dentro un'opera d'arte! Tutte le cose che vedi in questa elica che ti porta su le vedi in un percorso continuo, senza interruzioni, da sopra a sotto. L'unico problema di questo posto è che qualsiasi opera d'arte sparisce di fronte al genio di Wright. Ci si trova nella spiacevole situazione in cui l'astuccio è più bello del gioiello.
Tutto è incredibilmente curato e pensato, tutto è progettato, non c'è niente di sciatto o di improvvisato.
Per bilanciare tanta bellezza decido, una volta uscito di provare l'America più vera, quella più gustosa, quella più estrema. Mi avvicino ad un banchetto dove un signore inspiegabilmente magro si affanna ad assemblare wrustell con panini allungati che sembrano spugnette. Gonfio il petto, ci metto dentro tutto il mio coraggio e gli dico: "en ot dog plis!" Lui è gentile e capisce quello che gli dico poi però a metà della preparazione che dura pochissimi secondi si ferma e mi guarda e mi dice qualcosa. Qualcosa che non capisco! Allora faccio quello che faccio sempre quando non capisco: comincio ad annuire e poi dico "ies, oll raigt!" beh si in genere va bene come risposta ma se ti hanno chiesto che salsa mettere nel panino, rispondere "si d'accordo!" può generare qualche confusione.
Poi, quando tutto sembra perduto, ,'illuminazione vedo le salse esposte nel banchetto del venditore e capisco cosa manca al mio panino, in un baleno appare un'immagine nel mio cervello e ricordo che sulle confezioni della senape c'è scritto senf. Dico la parola magica! Il confezionatore di panini finisce il suo capolavoro, ormai è fatta!
Finalmente l'hot dog è mio, ma mangiarlo si rileva piuttosto difficoltoso perché il Wrustell tende a sguisciare via dalla sua culla grazie all'azione lubrificante della senape. Alla fine comunque i tanti anni spesi a domare i panini con la milza di Palermo mi aiutano ad avere la meglio sul suo corrispettivo Yankee. Già perché l'hot dog è il più fast dei fast food, è il più estremo ed il più popolare. non puoi dire di averla presi a morsi l'America se non hai mangiato almeno un Hot Dog.

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