lunedì, settembre 26, 2011

Le Parole dell'urbanista - la sostenibilità

Di Davide Leone


"Sostenibilità" è un termine che indica un'azione duratura, ovvero che non intacchi e non modifichi strutturalmente le condizioni al contorno. Per fare un esempio vicino all'architettura: le fondazioni degli edifici sono studiate per essere sostenibili rispetto al terreno ovvero non superano i carichi che il terreno può sopportare e ciò è vero rispetto ad un tempo molto lungo. L'urbanistica si fa spesso affascinare da alcuni termini, uno di questi è la sostenibilità, o meglio ancora, lo sviluppo sostenibile. A partire dalla fine degli anni '80 i principali dibattiti hanno ruotato attorno a questo concetto. Lo sviluppo sostenibile intercetta, all'interno del concetto di sviluppo, il concetto di eguaglianza trans-generazionale. Nella sua definizione più classica, quella definita nel rapporto Bruntland del 1987, lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alle generazioni attuali di soddisfare le esigenze presenti, senza intaccare le possibilità di sviluppo delle generazioni future. Questa definizione pone un freno ad un equivoco, ancora oggi molto forte, che allinea il concetto di sviluppo a quello di crescita.
La definizione di sviluppo sostenibile viene da abbastanza lontano: dal lavoro del Club di Roma, dalla crisi petrolifera dei primi anni '70, dal libro "I limiti dello sviluppo" e da innumerevoli altri stimoli e concetti tra cui quello di impronta ecologica. La sostenibilità piace molto agli urbanisti ed ai pianificatori perché pone al centro dei suoi ragionamenti la questione che le risorse territoriali sono un'entità finita.

Quindi per massimizzarne gli effetti positivi e per garantirne il rinnovo si deve ricorrere ad una scienza in grado di organizzare queste risorse finite sul territorio. Questa scienza in estrema sintesi e senza dubbio è la Pianificazione. Tuttavia rispetto a questioni assolutamente condivisibili, lo sviluppo sostenibile individua anche alcuni temi critici. Il principale ed il più ovvio riguarda il fatto che introduce il concetto di eguaglianza trans-generazionale, mentre si è lontanissimi da una situazione di eguaglianza trans-nazionale, che pure è alla base di numerose dichiarazioni sui diritti dell'uomo. In questo senso la sostenibilità propone vie allo sviluppo differenti per i paesi emergenti rispetto a quelle - spesso disastrose dal punto di vista ambientale e sociale - che si sono perseguite negli Stati Uniti e in Europa. Nei fatti questo impalcato nega il principio di eguaglianza degli uomini che, a partire dalla rivoluzione Francese del 1789, è uno dei pilastri del pensiero europeo.
La sostenibilità è un concetto fondamentale di cui si deve tenere conto, tuttavia è sempre opportuno valutarne anche alcune trappole ideologiche ed il punto di vista che propone rispetto al futuro del mondo. Non di si deve insomma dimenticare che l'attuale capacità di rigenerarsi del pianeta è sostanzialmente garantita dai paesi non sviluppati che assorbono l'enorme impronta ecologica generata dai paesi industrializzati. La sostenibilità in qualche misura tende a giustificare che i cittadini perdurino ad avere eguale accessi alle risorse anche nel futuro, ma ciò è possibile in un mondo profondamente ineguale? Di quali risorse si parla? Della possibilità di mangiare carne ogni giorno (nel mondo opulento ed industriale), o della possibilità di bere un litro d'acqua potabile nello stesso giorno (nell'Africa subsahariana)?

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