
La settimana europea della mobilità sostenibile non poteva cominciare in modo migliore, tra scoperte e nuove frontiere della libertà.
Lo ammetto, ero molto, ma molto restia ad inforcare la bici e gironzolare per Palermo. Diciamo anche fermamente contraria. Troppo traffico, pensavo, e alta probabilità di farmi ammazzare.
Ma l’affollamento del 101, la latitanza del 107, i continui furti e una buona dose di manimorte sugli autobus, nonché il perenne ritardo con cui di solito arrivo in ufficio mi hanno convinta.
Percorso: dal tribunale a Via Sampolo, passando per via Libertà. Ed è stata proprio la libertà – non solo la strada, ma la libertà vera e propria – di circolare, di decidere la velocità, di sentire il fresco sulla faccia, a sorprendermi.
Lo ammetto, il panico iniziale di stare in mezzo al traffico e di fare la freccia con la mano l’ho sentito in pieno. Ma una volta arrivata in via Libertà è passato. È stato bellissimo incrociare altre persone in bici, ragazze e signore soprattutto, con la borsa nel cestino e gli occhiali da sole. È stato bellissimo pedalare e guardare Palermo da una prospettiva per me nuovissima. E la tanto temuta fatica non c’è stata.
Certo, non è stato un idillio totale. Scivoli bloccati dalle macchine, pista ciclabile che appare e scompare come niente, qualche furgone che occupa il marciapiede, un paio di tavolini in mezzo al percorso e operai al lavoro hanno reso la mia passeggiata da principiante un po’ impegnativa.
Bilancio finale: arrivo in perfetto orario in ufficio, zero stanchezza e zero sudore. Il tutto in 15 minuti. Lo stesso tempo che impiegavo a piedi per raggiungere la fermata dell’autobus in via Roma.
Insomma, per fare poco più di 3 km ho impiegato 15 minuti contro i soliti 45, fatti di attese, camminate, sudate e qualche “aggaddo” sull’autobus.
E così mi ritrovo a dire… “ah, se tutti girassero in bici…”