Riprendo in mano dopo anni un libro di poesie estremamente significativo per me, e per il lavoro che provo a fare. Si tratta di "Il limone lunare. Poesie per la radio dei poveri cristi" di Danilo Dolci. Questo è un anno importante per la memoria del sociologo triestino e per noi che abbiamo sempre bisogno di esercitare memoria e spirito propositivo.
Riporto qui di seguito una delle poesie che più di altre rappresenta secondo me l'essenza di una avventura umana e civile. A rileggerla ci si possono ritrovare dentro temi che hanno fatto parte dell'agenda politica e dell'attività urbanistica degli ultimi quarant'anni. C'è la sintesi dell'attività condotta da Dolci a Partinico per la nascita della diga dello Jato. C'è l'annuncio di quell'atteggiamento di emancipazione virtuosa del meridione che 20 anni dopo ha ispirato il "pensiero meridiano" di Cassano. Ma c'è molto altro.
Ci domandano spesso
Cosa vogliamo per le nostre valli.
Non vogliamo
Che i fiumi si disperdano nel mare
E le montagne aride si erodano,
rimanendo allagati ad ogni piovasco.
Non vogliamo
Case insicure, senza respiro,
scuole-galere tra mura decrepite,
né fontane con quattro pisciatelle
né le piante in museo, in tre giardini
per la domenica.
Non vogliamo
Restare inerti, o non valorizzati,
o andare a venderci dispersi altrove
(senza comprendere a che ci si vende e a quale prezzo),
sprecare vite in traffici fessi
seppure con le macchine elettroniche,
farci fessi sorbendo altre reclam.
Vogliamo
Valorizzando tutto il nostro impegno
Le vallate perennemente verdi,
foreste ombrose crescere dai monti
sui vasti laghi dalle nuove dighe
mentre il mare rimane ancora mare
e sulle spiagge luccica la sabbia.
Case nel verde
Che respirino cielo pulito.
Per New York e Milano è troppo tardi.
Vogliamo una nuova città
Dove la gente impari a farsi i piani -
Farseli come persuade a ciascuno,
umili, aperti,
non rinunciando a quanto conosciamo:
con l'effettiva possibilità
di parlarci, d'intenderci
di sviluppare la nostra cultura
in rapporto con la gente più saggia
e coraggiosa al mondo, vivi e morti.
E acque democratiche vogliamo
e come l'acqua ogni fonte di vita
non di mafia, dirette dalla gente
organizzata in nuove iniziative:
consorzi non fascisti
cooperative e sindacati aperti
nuove forme di collaborazione,
affrontando i conflitti necessari
non da fiere, da uomini coscienti.
Vogliamo materiale da museo
i mafiosi e i residui parassiti,
memorie antiche di un tempo incredibile.
Danilo Dolci, 1970
lunedì, marzo 29, 2010
lunedì, marzo 22, 2010
Diario di un ciclista urbano (13)

22-03-10 Primavera
di Giuseppe Lo Bocchiaro
Chilometri percorsi nella tappa: 6,5
Chilometri complessivi percorsi dall'inizio del viaggio: 656,74
Caro diario, ritorno su queste pagine dopo mesi di assenza forzata. Impegni lavorativi vari e orari assurdi appresso alla mia doppia vita di architetto di giorno e imbratta vignette di notte mi hanno tenuto lontano da te e dalle mie riflessioni ciclistiche.
Fortunatamente non mi sono assentato dall'usare la mia fida bicicletta per andare in lungo e in largo e il bagaglio di chilometri che più sopra ho riportato mi conforta e mi racconta di una distanza percorsa che è ha già la dimensione del viaggio (dell'impresa? non esageriamo).
A palermo è arrivata la primavera con tutto l'apparato tipico di sole, temperatura eccellente, profumi meravigliosi per tutti (e rinite allergica per il sottoscritto).
Io e Enza siamo usciti in bici approfittando di un evento eccezionale per la città simbolo dell'inebetimento da uso del mezzo a quattro ruote: la via Roma è stata chiusa al traffico e aperta ai palermitani.
Questi ultimi, in massa, si sono ritrovati a rendersi conto che la maledetta strada del traffico, degli accessi di bile e del soffocamento da polveri sottili può essere, nella realtà alternativa della città pedonalizzata, il teatro perfetto di una comunità che si incontra, che gode e riprende possesso dei suoi spazi.

Ci siamo ritrovati così a passeggiare nel canyon storico della città europea del liberty, che dalla stazione ferroviaria al museo archeologico infilza e tiene assieme mille anni di storia, che fa incontrare motivi decorativi floreali con il profumo delle stigghiole del mercato vicino.
Abbiamo così rimesso piede nella nostra città, compiendo passi pericolosissimi per gli amministratori locali: sappiano questi ultimi che una volta assaggiata la libertà, a noi è venuta una fame vorace e irrefrenabile di aria pulita e di spazi liberi dalla becera e incombrante presenza dell'homo automobilistas italicus. Ora vogliamo la città aperta ai cittadini ogni settimana. Ora pretendiamo scelte coraggiose di mobilità sostenibile.
(continua)
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giovedì, marzo 04, 2010
15 Marzo 2010, Giornata di studio sulla partecipazione allo Steri di Palermo
Il 15 Marzo, nelle sale dello Steri a Palermo, si svolgerà, a partire dalle 10.00 una intensa giornata di studi sulla partecipazione e la città. Interverranno importanti studiosi della città che esporranno le loro esperienze riguardanti l'ambito locale ed il contesto nazionale.
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