Di Davide Leone
Come può succedere che un luogo pubblico sia sottratto ad una città, o meglio ad una comunità di cittadini, e la stessa comunità non si accorga nemmeno della sottrazione.Innanzitutto cos’è uno spazio pubblico?? Quali sono le caratteristiche che lo rendono differente da uno spazio privato? Il Luogo di cui vi sto per parlare è la parte terminale del giardino a mare della città di Palermo, una parte che dovrebbe fungere da cerniera tra il grande giardino del foro italico recentemente progettato da Italo Rota, ed il sistema archeologico di Castello San Pietro, anch’esso di recente restituito ad una fruizione pubblica. Questo giardino peraltro riveste una certa importanza simbolica, infatti fu l’embrione dell’operazione, compositivamente e formalmente più riuscita, che ha portato Palermo ad avere una grande giardino molto frequentato sul suo fronte a mare. Ciò è avvenuto peraltro in parziale attuazione di ciò che fu previsto nel piano per il centro storico di Benevolo Cerellati ed Insolera. Il giardino, va detto subito, non era un bel giardino. Era circondato da una brutta cancellata verde aveva delle soluzioni formali prive di idee, eppure era il giardino che concludeva a mare l’asse storico del Cassaro e ciò che più conta era uno spazio pubblico.
Uno spazio pubblico è un luogo caratterizzato da un uso collettivo dello spazio in cui chiunque appartenga alla comunità dei cittadini ha il diritto di entrare, circolare, muoversi e di fare, nella sostanza tutto ciò che è ammesso dalla comunità dei cittadini stessi. I codici di comportamento in uno spazio pubblico non sono quindi dei dati a priori ma sono definiti di volta in volta dal contesto sociale e geografico. Ciò che conta comunque è che un luogo pubblico consente l’accesso e la permanenza a chiunque accetti di comportarsi secondo i codici di una determinata società, ed è insieme uno spazio di libertà ed uno specchio della collettività che lo ha costruito e che si rappresenta attraverso di esso.
Il giardino di Palermo come detto non era un bel posto ma dentro poteva entrarci chiunque, chiunque poteva sedersi sulle panchine, mangiare un gelato o un panino. Adesso il luogo di cui stiamo parlando si è trasformato, si è “pubbizzato” l’inferriata è stata dipinta di bianco, colore più CHIC rispetto al precedente verde, sono comparsi palchi e gazebo sul mare, il cancello però è chiuso, si apre solo la sera. Lo hanno rubato questo spazio. Non c’è più. È diventato uno spazio di un gruppo di persone che possono entrare sotto l’occhio vigile dei buttafuori che scelgono chi è appropriato e chi no.
Il meccanismo attraverso cui si arriva a tutto ciò è facile. Uno spazio centrale potenzialmente bellissimo, molto rappresentativo della città viene abbandonato all’incuria per un certo numero di anni (per esempio 15), dopo questo periodo lo spazio pubblico c’è ancora formalmente, ma è uno spazio marginalizzato, brutto, sporco, poco utilizzato. Proprio a questo punto lo spazio pubblico è pronto ad essere affidato alla “salvifica” gestione di un concessionario privato che lo rinnoverà e ne farà uno spazio in grado di generare economie per se stesso e divertimento per un poco di selezionati avventori. Ciò non è solo ingiusto nei confronti dei cittadini a cui viene sottratto un loro pezzetto di libertà, oppure se vogliamo parlare in termini urbanistici (di standard) gli viene sottratto un pezzetto di un loro dritto, ma è anche ingiusto nei confronti della razionalità urbanistica. Questo nuovo spazio pubbizzato richiama un gran numero di avventori (di automobilisti) in un’area e su un’arteria dove non è previsto il parcheggio ed anzi dove lo stesso comune, che ha concesso l’area, ha costruito non più di un ano fa una pista ciclabile.
Mentre facevo le foto intorno al giardino ho trovato una vittima di questa situazione, sotto una pianta vicino al giardino, un uomo, un immigrato mi ha raccontato, mentre fumava una sigaretta, che lui a Palermo ci viene ogni anno a cavallo di Santa Rosalia, per lui sono le sue vacanze e sotto quelle palme, in quel giardino, ci dormiva nella torrida estate di Palermo. Oggi seduti sguaiatamente su dei puff chiassosi, altri selezionati Palermitani si beano di uno spazio sottratto all’uso pubblico per lo spasso di pochi. Purtroppo la sottrazione dello spazio pubblico alle più diverse scale è uno specchio della società di Palermo...
Si ringrazia il prof. Francesco Lo Piccolo, perché lui la città la guarda ancora per quello che è, e si stupisce ancora di quello che succede.
Si ringrazia il prof. Francesco Lo Piccolo, perché lui la città la guarda ancora per quello che è, e si stupisce ancora di quello che succede.
Per approfondire il concetto di spazio pubblico nella sua evoluzione ed ibridazione si consiglia
C. Mattogno (a cura di), Idee di spazio, lo spazio nelle idee, Francoangeli, Milano 2002.








3 commenti:
anche io l'altro giorno mi sono un po' stupito, ma andavo abbastanza di fretta e non ho avuto modo di capire meglio. Ma per entrare si paga? o semplicemente bisogna essere vestiti a modino?
E poi un'altra cosa: ho visto che il castello a mare, la sera, è illuminato (tra l'altro anche discretamente) ma è chiuso, sai se c'è aria di aprirlo anche la sera? A me non sarebbe dispiaciuto andarlo a vedere senza rischiare un'insolazione.
http://www.facebook.com/?ref=home#!/photo.php?pid=4671754&id=821642091
avete visto questo video?
http://vimeo.com/14035207
www.marenegato.it
matilde incorpora
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