sabato, ottobre 31, 2009

VI Giornata Nazionale del Trekking Urbano


Si svolgerà a partire dalle 18:00 di stasera a Palermo e in molte città italiane la VI edizione della Giornata Nazionale del Trekking Urbano, un'occasione per tornare agli spazi ai sapori e ai tempi lenti di una città fatta per essere percorsa a piedi.

mercoledì, ottobre 28, 2009

Prove tecniche di racconto di una città: il Cairo

di marilena mirenda

premessa
Sto metabolizzando il ritorno dal Cairo e provando a raccogliere la moltitudine di idee che ha scatenato in me questo soggiorno (seppur breve); così decido di parlarne con qualcuno che al Cairo ci ha vissuto; credo di aver suscitato in questa persona (Marilena Mirenda) un ricordo, il ricordo delle senzazioni che un luogo riesce a trasmette giungendo all'animo con grande efficacia. Se questo è vero per una grande quantità di luoghi per questa città risulta moltiplicato in modo esponenziale; io continuo ad organizzare le mie idee intanto a voi propongo le riflessioni della nostra amica Marilena, io ci metto solo qualche foto, ci sarà tempo e modo per tornare a parlare. (Daniele)

Il Cairo è... embrionale. è come se fosse un organismo ancora in atto di formarsi.. dove sono evidenti i cambiamenti e i movimenti di ogni singolo elemento.. dove tutto sembra ancora semplice e a se stante, in processo per diventare un unico organismo complesso e compatto, inscindibile.
Potrebbe essere assimilato ad un 'modello' dove ogni dinamica ed ogni problematica è enfatizzata in maniera tale da essere semplificata e mostrata in maniera sicuramente eccessiva ma diretta, senza complicazioni e complessità. Complessità che sono direttamente proporzionali all'evoluzione del sistema...

Ci sono realtà estremamente povere, estremamente arretrate [dove l'idea di TRI, a mio avviso risulta estremamente lontana perché subordinata ai principi dello SVILUPPO UMANO], ancora si parla di promiscuità tra uomini e animali dove l'igiene è un utopia, sebbene il contatto con la natura con la terra, con la materia è ancora vivo e pregnante.. sensuale. Forse è questo il motivo per cui Darb El Ahmar risulti così interessante (molto più del vicinissimo e rinomato Khan El Khalili)...la sensualità sta forse nel contatto con le cose terrene: i bambini ti sorridono per strada, giocano tra l'immondizia, accanto un negozio puoi trovare animali da fattoria, tutto sembra appartenere ad un unico quartiere, dove il sistema produttivo e sociale sembra estremamente semplificato e rilassato e... "di strada"... la gente difficilmente corre per lavorare, passeggia; ogni singolo prodotto si compone di un percorso interno a più botteghe; dove la produzione industriale diventa alienante, un singolo prodotto comprato "dietro le quinte" contiene il valore di questo sistema. C'è chi dorme in mezzo alla strada; per ogni strada non manca qualcuno che fumi "shisha"... non si capisce cosa sia lavoro vero e cosa sia riposo... tutto si mescola tra le parole, il tempo e lo spazio, che articola la logica di un sistema "di strada".

Poi allontanandosi dal Cairo Vecchio si accede alla città diffusa, alla città globale del Cairo, dove gli scenari non sembrano reali ma futuribili :ponti stradali sorvolano la città su cui ogni edificio buio e sporco afferma la sua presenza, la sua esistenza, attraverso un enorme cartellone pubblicitario illuminato, che lo sovrasta, e ne dichiara un nome, una marca, un oggetto, uno status.

E ancora, tra opposti e contraddizioni, tra ricco e povero, tra veloce e frenetico e lento e impassibile, tra festa e penitenza (il Ramadan è sintesi degli opposti per eccellenza), tra le contrattazioni e le logiche del raggiro che non sono celate sotto meccanismi complessi ma che si svolgono alla luce del giorno..

Vivo da tre mesi questa realtà.. e.. è estremamente densa: è densa quanto lo strato di polvere che ti si forma sulle braccia dopo un giorno che cammini per le sue strade, in mezzo allo smog. Non sembrerebbe una bella cosa.. non lo sono.. le musiche arabeggianti a tutto volume, le preghiere del muazin che recita dalle moschee, la notte che viene vissuta come il giorno... eppure c'è una cosa che mi piace tantissimo (questa cosa ha a che fare con la mia predisposizione a stare sempre a piedi scalzi..): è un senso di libertà e di contatto con tutto ciò che è "terreno" (ecco un altro opposto: hanno una religiosità altamente spiccata ma vivono "toccando").

Sembra strano che parli di libertà in un paese in cui non c'è libertà di parola, né di pensiero, non c'è libertà sessuale, né libertà al cambiamento... anch'io mi meraviglio di come abbia potuto usare questo termine...eppure la motivazione può essere che.. spesso ci troviamo incastrati nei meccanismi delle città e delle società in cui viviamo.. perdiamo il contatto con determinate cose.. ci afflosciamo su una vita troppo monotona... e con noi si afflosciano i nostri pensieri, i nostri ricettori agli stimoli esterni..poi ti trovi in un altro posto..e i tuoi occhi si aprono, le tue orecchie cominciano ad ascoltare, il tuo cuore è pronto a sentire...pulsioni.

martedì, ottobre 13, 2009

Diario di un ciclista urbano (12)

13-10-09 Estate

di Giuseppe Lo Bocchiaro



Chilometri percorsi nella tappa: 6,2
Chilometri complessivi percorsi dall'inizio del viaggio: 193,87

Dopo il caos, il nubifragio, le strade allagate e i giorni terribili del fango siciliano, a Palermo è tornata l'estate.
Può sembrare una frase esagerata ma è quello che abbiamo vissuto in questi ultimi giorni.
Sabato con la mia bici sono pure andato a fare il bagno a Mondello, a distanza di più di un mese dalla fine della stagione balneare "ufficiale". L'acqua era ancora calda e l'atmosfera quasi caraibica.
I miei 6,2 km di oggi li ho fatti nel paesaggio irreale di un'estate ritrovata e di un autunno annunciato da tutte le piante e gli alberi che si affacciano su via Libertà. Ritornando a casa, mi sono mosso facendo lo slalom tra passanti e cani d'ordinanza. Le panchine erano come al solito piene di ragazzetti amoreggianti. Il primo tratto di via libertà, quello tra il teatro Politeama e Piazza Croci, è il più affollato di negozi. Provo a immaginare Villa Deliella, distrutta in una sola notte all'epoca del "sacco" di Palermo, nel luogo in cui oggi c'è un orrido parcheggio a pagamento.


La pena che provo svanisce arrivando al Giardino Inglese, uno dei pochi spazi verdi della città, popolato da signore dai capelli dal colore improbabile e dall'accento slavo. Qui, passando all'ora giusta, puoi apprezzare il silenzio e l'odore di terra bagnata. Proseguendo, la magia si interrompe con l'incrocio di via Notarbartolo, asse direzionale e commerciale in cui la città ha replicato in peggio la "city" di via Ruggero Settimo. Supero a denti stretti questa zona e pregusto il profumo di fiori, intenso e profondo, che incontrerò all'incrocio con via Arimondi, proveniente da una delle poche ville superstiti all'orgia edilizia che ha consumato un viale che profumava di gelsomino e zagara, invece che di gas di scarico.

Poco prima di abbandonare via Libertà mi fermo a leggere le poche parole che, su un pilastro di tufo, ricordano Piersanti Mattarella e il giorno tragico del suo assassinio. Le riporto qui, perchè ogni volta mi colpiscono e mi fanno pensare.

"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede."
(San Paolo - 2 Timoteo 4, 7)

Anche questa è via Libertà.
A domani.


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venerdì, ottobre 09, 2009

Il Mezzogiorno «dalle euro-regioni alla nuova questione italiana» 1 di 5

Riceviamo l'intervento del Prof. Nicola Giuliano Leone nel convegno: "IL MEZZOGIORNO il Mediterraneo PER L’ITALIA per l’Europa". l'intervento sarà pubblicato a puntate su Parliamo di città.


Confronti

di Nicola Giuliano Leone

É opportuno partire da alcune considerazioni generali sugli argomenti che interessano la tematica del rapporto tra mobilità e insediamento umano con riferimento alla realtà di alcuni dei principali Sud di cui ho esperienza diretta ed in particolare dei territori del Mezzogiorno d’Italia.
Il contributo sviluppa attenzioni di chi si interessa di città e territori nella loro prevalente componente fisica. Ciò necessariamente incrocia problematiche economiche, sociali, antropologiche, sino a quelle che sembrano meno materiali, come le comunicazioni e la telematica. Il territorio infatti sostiene tutte le attività delle comunità che lo abitano e che lo hanno abitato. Esse trascrivono segni che nel tempo si trasformano in paesaggio, offrendo ricorrenti occasioni di consapevolezza a chi vi abita e vi trae sostentamento. Sguardi più o meno generali si incroceranno con problematiche e questioni di inquadramento dei problemi e con alcuni esempi e approfondimenti territoriali. Il confronto tra casi e problematiche verranno aiutati da immagini che servono per rinviare verso riferimenti possibili e invitare ad ulteriori riflessioni dove la parola non può arrivare. Per questo si tratta di confronti più che di costruzioni dirette alla comprensione di fenomeni considerabili univoci e lineari. L’incrocio, il confronto la volontà di mettere assieme aspetti e problematiche differenti sembra per altro animare queste giornate di studio. Le questioni sul tappeto sono molte e per questo occorre selezionarne alcune per una conduzione del contributo in una complementarietà accettabile.
La prima questione comprende il tentativo di precisare quale sia il ruolo dei territori e delle città nella costruzione di occasioni di sviluppo. Ovvero quali siano i fattori che consentono di meglio utilizzare la dimensione fisica di un territorio, la realtà funzionale di un insediamento umano e la misura amministrativa che dovrebbe ordinare e regolamentare le ragioni della qualità dell’habitat.
In questo caso in modo diretto si andrà verso confronti con uno sguardo complessivo alle realtà del Sud di cui si ha una certa contezza per ragioni di ricerca e di lavoro anche perché non vi sono riflessioni possibili su questi argomenti che non si avvalgano di sperimentazione e di confronti diretti con un insieme di casistiche.
L’ipotesi comunque principale che si vuole sviluppare parte da due considerazioni di fondo sulle aree del Sud. Una prima riguarda il rapporto che esse hanno con il trinomio di cui si faceva cenno dianzi che è essenzialmente una trilogia con cui si intreccia l’abitare, i suoi rapporti con i luoghi e le risorse fisiche, con la storia e con le istituzioni che governano il territorio. Le scelte future si voglia o no si devono necessariamente confrontare con tutto ciò.
La prima ipotesi comprende, quindi, le tre dimensioni della regione fisica, della regione funzionale e della regione amministrativa. Si tratta di raccontare i territori rispetto a queste tre dimensioni e vedere come esse possano interagire tra loro in relazione con una seconda trilogia fatta del rapporto tra ricerca, prodotto e mercato con cui necessariamente la realtà contemporanea tende a confrontarsi con parametri nuovi rispetto al passato proprio perché sono mutate le condizioni, i campi e le geometrie entro cui questi tre valori si sono da sempre confrontati nella storia.
Riuscire a rivedere anche la questione meridionale e le problematiche del Sud alla luce di questi due sistemi di fatti è il compito che sinteticamente si vuole dare questo contributo.

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