
Il brano seguente è tratto da "Cages" di Dave McKean. Traduzione di Cristina Ivaldi. Editore Macchia Nera srl 1999.
Le foto, invece, sono di Davide Leone e Giuseppe Lo Bocchiaro
"C'era una volta, una volta tante, tante lune fa, e in un posto lontano, un posto lontano da qui, in una grande città.
- Quanto era grande la città?
- Quanto era grande? Beh, questa città era così grande che molta gente che ci viveva si rifiutava di credere che oltre che oltre la città ci fosse dell'altro. Camminavano e camminavano e non uscivano mai dalla luce delle strade e dall'ombra dei palazzi.
E lo sai chi regnava sulla città? Su tutti i suoi abitanti? A chi apparteneva ogni cosa e ogni albero e ogni uccello?
- E sasso?
- Sì. E sasso. Indovina.
- Il re!
Sì. Proprio così. Il re della città. E il re era felice perchè i suoi sudditi erano felici. La città prosperava, fioriva il commercio e la gente conviveva con comprensione e reciproca gentilezza.
Era proprio un paradiso terrestre.
Per il cinquantesimo compleanno del re ci furono festeggiamenti e celebrazioni. Il popolo dimostrava il suo amore al re con regali e auguri.
E il re, sentendo che il tempo gli stava sfuggendo, provò un forte bisogno di rendere tangibile il proprio amore. Di coprirlo con un lenzuolo, di dire le parole magiche, togliere il lenzuolo con un gesto teatrale, e rivelare un amore strutturale, tridimensionale, fisico.
E così il re decise di costruire un posto straordinario.
Il posto sarebbe stata una torre infinita, alla fino alle nuvole e dentro avrebbe sparso le sculture e i quadri più belli, giardini esotici e cascate, animali, uccelli, pesci.
Ci sarebbe stato un posto per gli artisti, per lavorare ed esplorare il pensiero.
Ci sarebbe stato un posto per gli scienziati, per discutere e scoprire cose straordinarie. E la gente avrebbe potuto vedere e provare ogni tipo di artefatto strano e misterioso.
Sarebbe stato un monumento alle incomparabili capacità del genere umano e un regalo adatto al suo popolo.
Il re non perse neppure un giorno.
Convocò i più grandi architetti e ingegneri. Convocò esperti in tutti i campi del sapere umano e spiegò loro il progetto.
E mentre lui spiegava la sua idea gloriosa, anche loro lasciavano volare il pensiero tra possiiblità e immaginazione.
(1-continua)




