sabato, giugno 20, 2009

Let’s go bite America 4 New York.

Esco dallo Starbucks su Broadway e riprendo a salire verso Central Park. Quella che chiamo New York in realtà è Manhattan, l’isola principale di un sistema di insediamenti che stanno intorno al fiume Hudson, vicino alla foce. Al centro di questa isola c’è un grande parco che divide in due parti la città. Queste due parti, con una fantasia di cui solo gli americani sono capaci, sono state chiamate West Side ed East Side (Lato Ovest e Lato Est). Il parco che con un’ulteriore lampo di genio è stato battezzato con il nome di Central Park (Parco Centrale) sorge, non solo al centro dell’isola ma anche in una posizione dominante rispetto ai bordi. Il Central Park quindi non è solo centrale ma è anche più alto rispetto al resto della città. La forma della città è fatta da un reticolo di strade regolari Le street percorrono la città in direzione Est-Ovest e le Avenue che trafiggono la città in direzione Nord-Sud. Tutto questo è vero fino ad arrivare alla Down Town, il nucleo primigenio di Manhattan all’estrema punta Sud-Est della città. Qui il reticolo di strade si frantuma in un groviglio molto più articolato e soprattutto, la rassicurante logica della numerazione non vale più. Ogni strada ha un nome. Questa logorroica descrizione della città non serve solo ad appagare il mio ego di urbanista ma anche a dire che non tutte le strade attraversano il Central Park ma unicamente alcune che aggiungono al loro numero la dizione Transverse. Questo vi servirà soltanto se avrete comunque l’insana idea di muovervi in auto a New York.
Io sono a piedi ed entro a Central Park dal lato Ovest e subito comincio a cercare il circuito della corsa attorno al lago, quello che si vede nei film. Cammino tra scoiattoli, persone che corricchiano e campi da tennis. Finalmente come un miraggio un grande lago che ho visto molte volte nei film ed un sacco di persone che girano in tondo come dei grandi cricetoni. Arrivo alla riva del lago e mi rendo conto di una cosa fantastica: lo stretto nastro asfaltato del lago dedicato alla corsa ha un senso di percorrenza. In effetti tutti girano in senso antiorario. Avrei voglia di correre anche io, ma ho una macchina fotografica con me che mi cinge il collo come un neonato lamentoso e non posso, ed allora fotografo. Seduto su una panchina che è stata protagonista di più inquadrature di Robert Redford aspetto che accada qualcosa ma oggi lo sceneggiatore della mia vita è un po’ pigro e dopo un po’ mi annoio, insomma non è passato neanche Woody Allen, ne un’avvenente corritrice si è avvicinata chiedendomi se fossi interessato alla sua collezione di farfalle. È tempo di cambiare luogo ed allora decido di cercare il Dakota building dove John Lennon, il più radicale dei Beatles, fu ucciso nel 1980 dal suo fan Mark Chapman.

di Davide Leone

mercoledì, giugno 03, 2009

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