domenica, maggio 31, 2009

“Il bello della bicicletta”. Ovvero la rivincita dell’Ottocento sulla città disordinata e deregolata figlia del XX secolo.


La bici è oggi, sotto il paravento di tecnologie innovative, di cambi sempre più precisi e di telai sempre più leggeri, il residuo nobile di un secolo a noi distante, l’Ottocento.
Ne rappresenta i caratteri peculiari: il trionfo della tecnica e dell’impresa individuale.
La bici è nata nella prima metà dell’ottocento (anche se ancora era una draisina,o hobby horse, senza i pedali) e parallelamente alla nascita dell’urbanistica rappresenta la ricerca e la realizzazione di un’utopia. La rivoluzione del trasporto individuale da un lato e la costruzione di società più eque basate su sistemi di regole centrate sullo sviluppo razionale e ordinato delle città.
Oggi, questo frutto virtuoso dell’Ottocento (che solo dopo il 1864 divenne “velocipede” e guadagnò i pedali) secondo Augé può essere alla base della realizzazione di una nuova utopia urbana.
Un’utopia che consacrerà “il ciclimo come forma di umanesimo” e l’era della bicicletta come la (ri)nascita della società urbana, finalmente libera dal “monoteismo del petrolio” e capace di muoversi secondo itinerari e strade nuove e imprevedibili.
La bicicletta sembra essere, dalla lettura del testo di Augé “Il bello della bicicletta” (Bollati Boringhieri, 2009), l’asso nella manica, l’arma segreta, la detonazione ritardata ma deflagrante di un secolo che ha dato vita ad una disciplina nata per correggere gli errori e guidare lo sviluppo della società industrializzata.
Tra le ragioni per cui leggere il libro di Augé una tra tutte è nella struttura stessa del libro, ovvero nel percorso che l’autore costruisce muovendosi dai suoi ricordi personali, letti rispetto al mito del ciclismo del dopoguerra, fino alla descrizione utopica di una società redenta dall’uso generalizzato delle due ruote.
In particolare il capitolo “L’utopia” è capace di essere al contempo previsione cosciente (fatta da uno studioso attento delle cose della città) e volo fantasioso e divertito sui destini della società urbana.

Giuseppe

sabato, maggio 30, 2009

E' nato "Città in rete"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di presentazione del nuovo blog Città in rete.
Felici di questa segnalazione ci auguriamo che le strade dei nostri blog si incrocino spesso e fattivamente.
Giuseppe


Come siamo caduti nella “rete”
di Salvatore Abruscato e Marcello Blanda

Città in Rete è una associazione culturale nata dalla volontà di un gruppo di giovani studenti del Cdl in Pianificazione Territoriale Urbanistica ed Ambientale della Facoltà di Architettura di Palermo.

Perchè realizzare un altro blog che si occupi di città? Cosa spinge un gruppo di giovani neolaureati a formare un associazione che punta tutto sulle questioni relative alla polis? Perchè la città oggi è sempre più in rete?
Le risposte a queste domande hanno in comune un pensiero, ossia, coinvolgere quanto è più possibile chiunque voglia occuparsi di città, chiunque voglia partecipare alle “cose” della città, coloro che pensano che oggi, più che mai, la città è malata.
Non abbiamo la presunzione, pur essendo “dottori” di avere la cura esatta ai problemi della città, ma conosciamo le dinamiche che hanno generato certi problemi ed è possibile anche che alcuni di questi siano risolvibili.

Ci rendiamo conto che il primo passo da fare è porre l'attenzione sulle tematiche relative alla città, fare conoscere a più persone possibili che esiste un modo diverso di viverla, che esistono altre realtà in cui il binomio città-società è parte integrante della vita di ogni persona.
Crediamo anche nello stretto legame inscindibile tra la città e il territorio, città e ambiente, città e paesaggio. Territorio, ambiente, paesaggio. Sono le altre tematiche attorno le quali Città in Rete intende concentrarsi, in tutte le loro sfaccettature.
Mettere la città in rete, il territorio in rete, creare le condizioni per una pianificazione attenta a tutti i contesti, è uno dei principali obiettivi dell'associazione.
Speriamo in una rete, non solo virtuale, capace di organizzarsi e di organizzare, di comunicare e connettere le diverse realtà territoriali, aprendosi e partecipando alle varie iniziative che intendano migliorare gli spazi architettonici e urbani entro i quali ci confrontiamo quotidianamente.
Pensiamo che la pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale non debba ridursi solo a dare un titolo ad un corso di laurea universitario che, tra tante difficoltà, tenta di dare una base formativa, pensiamo piuttosto che debba essere approfondita in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli, che stimoli la partecipazione e che punti allo sviluppo di una nuova generazione di professionisti capaci di gestire e monitorare i territori avvalendosi delle più alte competenze su questo campo.
La società sente l'esigenza di dotarsi di medici, avvocati, ingegneri, architetti, muratori, insegnanti, commercianti...ma gli urbanisti? Suscita interesse quest'ultimo? È necessario? Noi crediamo di si e crediamo anche che la collettività ne abbia bisogno e che da essa debba partire l'esigenza della nostra esistenza, una esigenza consapevole, sincera, matura. Bisogna far sapere che esistiamo e che non basta esistere ma anche agire e far sapere che l'urbanistica, la pianificazione, la gestione della città e del territorio non sono temi individuali, non è “affar proprio”, anzi, sono temi collettivi, pubblici e sociali.

martedì, maggio 26, 2009

Presentazione del libro "Città nell'emergenza"



Venerdì 29 maggio alle 20,00 presso Palazzo Riso si terrà la presentazione del libro "CITTA' NELL'EMERGENZA. Progettare e costruire tra Gibellina e lo Zen" a cura di Alessandra Badami, Marco Picone e Filippo Schilleci (Palumbo editore).

martedì, maggio 19, 2009

Let’s go bite America 3 (New York)








È mattina, ieri notte ho dormito a New York adesso sono in uno Starbucks come un americano vero. Oggi è il 4 di Luglio mi sembra che questo giorno sia importante per l’America. Sono da Starbucks nel catenone che segna la vera differenza tra la cultura mediterranea del caffé e quella anglosassone. Qui sto assaporando un lunghissimo caffé ed un Bagel con del burro, ottenerli non è stato facile. Però è bello scrivere qui, sono in mostra e vedo la città che mi cammina davanti, non ho capito ancora se lo spettacolo sono io o è lei che si lascia guardare da questo grande schermo che è la vetrina. Insomma non mi rendo bene conto se sono sul palco di un teatro oppure davanti ad una grande TV, ma in fondo non credo sia importante questo. Insieme a me c’è una signora che scrive sul suo computer, il computer è bianchissimo è mecchissimo insieme a lei ci sono una serie di altri avventori variamente affaccendati. Due cose mi sono chiare durante questo pasto, innanzitutto ci sono più Starbucks che Mcdonald e poi qui mangiano una specie di ciambella salata che chiamano bagel e che condiscono nei modi più vari, in realtà io all’inizio non avevo ben inteso che andasse condita ma con il mio eloquio brillante quando la cassiera mi ha fornito il Bagel ed ha pronunciato dei fonemi inconcepibili io ho risposto con una certa sicurezza: ies, sciur! Grazie alla mia ardita risposta mi sono stati forniti, oltre alla ciabellina, anche del burro ed un coltello di plastica, fantastico sento che comincio a capirla quest’america. Stasera partirò per Chicago la sede del convegno a cui sono venuto a partecipare. Tornerò a New York dopo il convegno, prima di rientrare in Italia.
Oggi ho un programma molto intenso da seguire. Percorrerò Broadway fin verso il centro, fin dove mi portano la strada ed i miei piedi e fin dove ne avrò voglia. Andrò a Central Park, a guardare l’anello della corsa e se ci riuscirò troverò il Dakota building, l’ultimo posto dove visse John Lennon.
Il Mio Bagel è ormai finito, anche il lungo caffé volge al termine. È tempo di muoversi.

di Davide Leone

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