sabato, febbraio 28, 2009

Del nuovo waterfront palermitano e di altri O.V.N.I.


Chi ha idea di cosa sta accadendo attorno a noi?
Oggi Sergio Troisi sull'edizione palermitana di Repubblica ci informa che è "in procinto di approdare a Sala delle Lapidi per l'approvazione" il nuovo Piano Regolatore portuale. Le conseguenze per la città di Palermo dovrebbero essere di notevole importanza e impatto, perchè, come lo stesso giornalista ci informa, a partire dalla legge 84/94 i PRP non sono più meri strumenti "interni" all'area portuale di una città, ma strumenti in grado di pianificare il rapporto fecondo tra fronte a mare e città, tra approdi e "spalle" territoriali, rimettendo in discussione "il sistema complessivo dei dei trasporti, la valorizzazione territoriale, un modello integrato di servizi commerciali, produttivi, culturali e turistici.
Nella coltre spessa fatta di lentezze epocali, incertezze e opere incompiute una notizia del genere potrebbe (dovrebbe) avere la forza di risvegliarci dal torpore che ci pervade e attivarci, pieni di interrogativi e aspettative, verso ogni fonte di informazioni che ci spieghi come, e in che forma, arriverà un futuro differente per la città".

Al contrario, tutto tace.

Aldilà dei difetti riscontrabili nei processi partecipativi in salsa palermitana di questi anni, spesso solo annuncati sulla carta e mai messi in pratica con la forza e la convinzione che avrebbero meritato (vedi le occasioni mancate di una vera consultazione allargata sui temi di Agenda 21 locale), si ha l'impressione che, a parte i soliti addetti ai lavori, i palermitani in genere non abbiano non solo l'idea di quello che sulle loro teste sta calando, ma che non sentano il bisogno di capire.

Si fanno scorpacciate indigeste di notizie qualunquiste (iene e striscie d'ordinanza), si perde l'occasione di essere costruttori attivi di notizie "in positivo", di partecipare a processi decisionali che investiranno il futuro del centro storico, e, attraverso il redigendo Piano strategico, dell'intera città.

Chi ha idea di cosa sta accadendo attorno a noi? Palermitano, se ci sei, batti un colpo.

giovedì, febbraio 26, 2009

II Giornata Nazionale delle Ferrovie dimenticate. Pedalata Bosco Ficuzza - Corleone



Domenica 1 marzo si terrà la II Giornata Nazionale delle Ferrovie dimenticate, promossa da Co.Mo.Do. (Confederazione Mobilità Dolce) per celebrare i progetti di recupero dei tracciati ferroviari non più utilizzati esistenti in Italia.

Considerato il successo della precedente edizione, anche questo anno il Coordinamento Palermo ciclabile Fiab aderisce alla manifestazione nazionale, organizzando, in collaborazione con ORSA e la società di servizi REM, un'iniziativa per celebrare il termine dei lavori di recupero di un'ulteriore tratta dell'intera linea ferroviaria Palermo Sant'Erasmo - San Carlo.

L'iniziativa in programma si terrà domenica 1 marzo p.v. e consiste in una passeggiata in bici dal Bosco della Ficuzza a Corleone, per complessivi 23 km (punto di ritrovo per la pedalata: Antica stazione di Ficuzza, domenica 1 marzo 2009, ore 10.00)

Parliamo di città aderisce all'iniziativa e Domenica sarà a Ficuzza per partecipare alla giornata e documentare l'esperienza. Da segnalare a tal proposito il Concorso Nazionale "Paesaggi dal treno" organizzato per l'occasione dal sito web repubblica.it per il quale tutti i partecipanti agli eventi della Seconda Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate di domenica 1 Marzo sono chiamati a documentare con scritti, immagini e video le loro impressioni, suggestioni, storie e curiosità.

giovedì, febbraio 12, 2009

martedì, febbraio 10, 2009

M'illumino di meno 2009!!!


Come ogni anno aderiamo anche noi a M'illumino di meno!!!

venerdì, febbraio 06, 2009

Intercettare la città. Il nuovo libro di Gaetano Di Benedetto


Gaetano Di Benedetto, vecchia conoscenza di questo blog e autore del romanzo I suoli di Izdik ha appena dato alle stampe il suo secondo libro. Non di fiction si parla questa volta però, ma della pura (e spesso dura) realtà di chi ha a cuore la trasformazione di una città.
Si tratta dell'instant book "Intercettare la città: Parole e trasformazione urbana a Firenze 2000-2008", edizioni Polistampa con cui l'autore difende con passione otto anni di lavoro a Palazzo Vecchio, definendo e ricostruendo i fatti che sono diventati centrali nelle cronache nazionali degli ultimi mesi a proposito dell'esplosione dell'inchiesta su Castello (che ha portato alle dimissioni dello stesso Di Benedetto da Dirigente all'urbanistica).
Questa la presentazione: "Governare la trasformazione urbana presuppone una continua capacità di ascoltare la città nel suo codice d’insediamento, cioè nella plurisecolare sedimentazione di principi strutturanti che l’hanno fatta quale essa è, diversa da ogni altra, e nelle sue attese, cioè nei bisogni, nelle aspettative, nelle speranze che fermentano nella comunità urbana. Il libro raccoglie scritti elaborati in occasioni diverse dell’attività urbanistica svolta a Firenze tra il 2000 e il 2008, e documenta le idee, i propositi, le innovazioni, ma soprattutto il tentativo di penetrare questa città veramente unica nella struttura e nella forma, come nelle vicissitudini recenti e remote. Uno zibaldone che intende dare il giusto risalto alla parola meditata, soppesata e consapevolmente esposta alla verifica del contraddittorio, rispetto alla parola origliata, spogliata del contesto e propalata così come è uscita di bocca, che oggi sembra suscitare tanto interesse."

domenica, febbraio 01, 2009

Architettura vista da sud (8)


di Salvatore Lo Cascio, Architetto

La prima vera occasione di lavoro si presentò poco dopo la laurea.
Ricordo che eravamo più che entusiasti. Eravamo al settimo cielo.
Una mattina venimmo chiamati dal nostro relatore alla laurea, che, avendo seguito il nostro lavoro per la formulazione della tesi, aveva per primo scoperto la nostra natura di “sgobboni”.
Fu una vera sorpresa sentirsi chiamare dal nostro apprezzatissimo prof. Nicola Giuliano Leone, che da li a poco, sarebbe diventato anche preside della nostra facoltà.
La società aveva vinto l’appalto con il coinvolgimento del dipartimento storia e progetto nell’architettura dell’università degli studi di Palermo e stava costituendo un gruppo di lavoro numeroso e articolato. C’era bisogno, tra gli altri, di giovani volenterosi che svolgessero le analisi “di campagna” da mettere al servizio dei progettisti.

Con il suo accento napoletano (punteggiato da inflessioni più “esotiche” legate alla sua origine lucana) ci comunicò che una grossa società di ingegneria avrebbe dovuto formulare uno studio di fattibilità per la “reinterpretazione in chiave urbana del viale regione siciliana”. Questo era il titolo dell’appalto.
- Ragazzi, se volete potete mandare via fax il vostro curriculum, non preoccupatevi, ho parlato bene di voi quindi vi prendono di sicuro. Per ogni evenienza, ci disse, il responsabile della commessa è un certo M. Pirella… mi pare che si chiami Massimo o Maurizio… no Massimo… sì ne sono certo, Massimo.
E così facemmo. Indirizzammo i curricula al numero di fax che il prof. ci aveva fornito e “all’attenzione di Massimo Pirella”.
Poco dopo fummo contattati per e-mail e concordammo con l’architetto Pirella l’appuntamento presso il dipartimento, in occasione di un incontro operativo che avrebbero tenuto a Palermo da lì a poco con i progettisti coinvolti.
Quando al “sud” qualcuno è determinante per la possibilità di un lavoro, se la tira tantissimo, quindi ci aspettavamo che con una certa superbia ci avrebbe fatto accomodare, ci avrebbe scrutato in silenzio per qualche minuto e che avrebbe chiesto quali esperienze di lavoro avevano caratterizzato la nostra carriera d’architetti. Lì sarebbe nato il problema, perché alla domanda, “quali esperienze lavorative?” non avremmo saputo cosa rispondere, non potevamo certo parlargli dell’esperienza col mio vicino di casa che mi aveva tolto il saluto!
Inutile nasconderlo, eravamo emozionati ma soprattutto spaventati di non essere all’altezza, sapevamo che il professore Leone si lasciava prendere dall’entusiasmo quando elogiava le nostre qualità quindi era possibile che le aspettative su di noi fossero più alte rispetto alle nostre modeste possibilità, e tutto questo ci metteva in ansia.
Bussammo alla porta, l’architetto Pirella ci fece accomodare, e, dopo un breve sguardo, chiesi timidamente:
- lei è l’architetto Massimo Pirella.
- No, sono “Martino” Pirella.
L’accento nordico era inconfondibile quindi era la persona che cercavamo, ma l’avere sbagliato il nome fu una spaventosa gaffe.
Ci parlò del lavoro che avremmo svolto, ci mise a nostro agio ed in conclusione, come generalmente non accade “al sud”, ci disse:
- Ora parliamo del trattamento economico, avrete un contratto con la nostra società, e avevamo pensato che il giusto compenso potrebbe essere due milioni e mezzo di lire compreso iva e ritenuta d’acconto.
Noi dell’IVA ne avevamo sentito parlare ma della ritenuta d’acconto non sapevamo nulla.
Soprattutto non avevamo mai avuto a che fare con qualcuno che ci volesse pagare, mi sentivo come quando da bambino imparai a riconoscere i numeri e per la prima volta a Natale giocai a tombola in famiglia e vinsi la cinquina.
Ero felicissimo ma nè io nè Giuseppe, quando Pirella ci lanciò la sua prima proposta, fummo capaci di dire nulla.
Dopo qualche secondo di pausa il nostro interlocutore preoccupato dalla nostra inerzia rincalzò:
- Chiaramente la cosa è trattabile!
Attendeva una nostra controproposta ma i due sottomessi imbecilli che aveva davanti risposero:
- No, no va bene, anzi benissimo!!!
E ci scambiammo i numeri di telefono.
Una volta fuori fummo colpiti dal dubbio che forse sarebbe stato possibile percepire qualcosa in più, ma eravamo troppo contenti di quello che ci era capitato per starci a pensare.
Oggi Martino non è più il temuto “Architetto Massimo Pirella” ma semplicemente Martino, con il quale condividiamo tanti interessi e una bella amicizia.
(continua)

Leggi le puntate precedenti:
Prima puntata
Seconda puntata
Terza puntata
Quarta puntata
Quinta puntata
Sesta puntata
Settima puntata

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